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La morte negata
Antropologia del contemporaneo
Filosofia
La morte negata
Storia di un mito del nostro tempo
ISBN
9791256155767
Editore
Meltemi
Anno
2026
Pagine
238

“Da circa trent’anni sono una tanatologa, cioè studio in che modo le persone pensino e temano la morte, come muoiano, come piangano e onorino i defunti, con quali strategie mandino avanti la propria vita dopo una perdita. Se pensate che sia triste, non lo è. È un modo per leggere il mondo che mi circonda, non diverso da altri.”

Comincia così l’ultimo testo che Marina Sozzi ha elaborato e scritto per aiutarci a riflettere sull’atteggiamento culturale e sociale nei confronti della morte, sui tabù che circondano il momento del trapasso, sulla “medicalizzazione” del fine vita, sulla solitudine dei morenti, sulla necessità comunitaria di congedarsi dalla vita in modo dignitoso e rispettoso. 

Da La morte di Ivan Il’ic di Tolstoj alle riflessioni di Edgar Morin e Norbert Elias, dalle esperienze nei centri di cura palliativa ai riti funerari delle diverse società, la filosofa torinese sfata la “congiura del silenzio” ordita intorno al morente che appartiene a tutta la storia della medicina, da millenni, a partire da Ippocrate. E lo fa senza timore di mettersi in gioco: “Parlando della paura di morire, posso partire da me e guardarmi allo specchio. Ho un tumore metastatico, seppure in remissione, e ogni volta che viene il momento dei controlli, la paura fa capolino un po’ di giorni prima, e poi esplode a ridosso degli esami. Non c’è modo di controllarla.” C’è comunque un modo per vincere il tabù: condividere. 

Qualcosa infatti sta finalmente cambiando nel nostro rapporto inquieto con la morte: il fine vita irrompe nel dibattito pubblico, sollevando interrogativi etici e giuridici sull’eutanasia; gli hospice e i Death café aprono nuovi spazi di accompagnamento e condivisione; soprattutto, le cure palliative offrono per la prima volta una risposta concreta al dolore e allo sgomento del morire. 

Marina Sozzi non si limita però a descrivere questa inarrestabile trasformazione: offre un linguaggio simbolico capace di onorare i defunti, consolare i vivi e riaffermare che la vita della comunità continua oltre la perdita.

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