Viaggi nel sapere.

Questo libro si fonda sul paradosso, espresso già nel titolo, per cui i pigri lavorano moltissimo per riuscire a esser tali. Il libro stava per andare in stampa quando il paradosso si è realizzato per via della pandemia da Coronavirus. Tutti chiusi in casa, tutti costretti a interrompere le nostre attività, a sospendere il nostro lavoro, a poltrire. Con enormi difficoltà, personali e collettive.

Gianfranco Marrone, La fatica di essere pigri

La mattina del 14 novembre 2014, acceso lo smartphone, ricevo una notifica da Facebook, la quale mi ricorda di fare gli auguri di compleanno al mio amico Alessandro. Contribuisci a rendere unica la sua giornata, il messaggio accanto alla foto profilo. Tutto nella norma, non fosse che Alessandro è morto durante l'estate precedente.

Davide Sisto, La morta si fa social.

Non è troppo tardi per rimediare alla crisi climatica, perché la rivoluzione industriale ha prodotto al tempo stesso il problema e i mezzi per risolverlo: abbiamo le conoscenze scientifiche per misurare il rischio; la capacità tecnologica per sostenere la riconversione green; un’opinione pubblica che chiede sicurezza ambientale e sociale; una maggiore empatia con la natura che comincia a emergere.

Antonio Cianciullo, Un pianeta ad aria condizionata

Le rivoluzioni tecnologiche portano inevitabilmente alla nascita di nuove forme dell'umano: essendo quest'ultimo null'altro - nella sua base biologica come nel suo profilo antropologico e culturale - se non il risultato di processi sempre in movimento, anche nei loro nuclei più profondi: che scandiscono l'inconfondibile respiro della storicità della specie.

Aldo Schiavone, Eguaglianza

Come altri testimoni dello sterminio ebraico, anche Primo Levi sente la necessità di scrivere quasi subito la storia della sua liberazione.

Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo.

Il passato è solo una storia che raccontiamo a noi stessi. Con queste parole Samantha, il sistema operativo OS I protagonista del film Her di Spike Jonze, cerca di consolare Theodore Twombly. L'uomo, infatti, immagina continuamente di parlare con l'ex moglie Catherine. Riprende vecchie conversazioni, mai dimenticate, e costruisce mentalmente - a posteriori - le giustificazioni che non è stato capace di dare quando la donna, prima di lasciarlo, evidenziava le sue ripetute mancanze. Il passato non esiste realmente. Lo sottolinea, senza mezzi termini, Jonathan Gottschall ne L'istinto di narrare: sebbene realmente accaduto, tuttavia, per come ce lo rappresentiamo, non sembra altro che "una simulazione prodotta dalla mente". I nostri ricordi sono ricostruzioni, non certo registrazioni esatte, di ciò che è davvero avvenuto e la maggior parte dei loro dettagli non è affidabile.

Davide Sisto, Ricordati di me.

Dopo trentasette anni di silenzi, di reciproca indifferenza, di rancore, da qualche mese ci rifrequentiamo. Sappiamo ancora poco l'uno dell'altro. Ricominciamo da zero, come due esploratori delle terre vergini. Tu hai sessantotto anni, io quarantaquattro. Sono solo numeri, ma il nostro è stato un cataclisma di portata massima, e in questi casi i numeri, meglio di ogni altra cosa, rendono l'idea del lavoro di ricostruzione che c'è da fare.

Andrea Pomella, I colpevoli

Dopo molti giorni in cui mi svegliavo di cattivo umore, con un peso nel petto, difficoltà a deglutire, senso di oppressione, una mattina mi sono svegliato chiedendomi: perché mi sveglio sempre di cattivo umore?

Andrea Pomella, L'uomo che trema.

Ormai non mi sorprende più lo sguardo di perplessità che appare sul viso delle persone che incontro per la prima volta, quando dico loro che la mia professione è quella di compositore. L'idea che qualcuno possa decidere di passare la maggior parte della sua vita a scrivere puntini neri sopra un pentagramma (nel mio caso con carta, matita e gomma ma nella maggior parte dei casi sullo schermo di un computer) non sembra corrispondere a quello che molte persone ritengono sia una professione degna di questo nome.

Carlo Boccadoro, Analfabeti sonori.

Sono qui Eva, sono accanto a te. Sono seduta nel corridoio freddo di fianco alla sala operatoria, dove tu sei sdraiata, nuda, per l'ultima volta donna, bambina, femmina.

Silvia Ferreri, La madre di Eva.

C'è un cambiamento climatico in corso. Gli scienziati dell'Ipcc, la task force climatica dell'ONU, e gli esperti delle principali istituzioni mondiali, dalla World Bank alla Nasa, ci dicono che se continuiamo a bruciare combustibili fossili al ritmo attuale la temperatura del pianeta è destinata a raggiungere livelli drammatici.

Antonio Cianciullo, Ecologia del desiderio.

Così, nel suo linguaggio denso, grondante di metafore quotidiane, Menocchio spiegava con tranquilla sicurezza agli inquisitori stupefatti e incuriositi (perché, altrimenti, avrebbero condotto con tanta minuzia l'interrogatorio?) la sua cosmogonia. In tanto variare di termini teologici un punto rimaneva costante: il rifiuto di attribuire alla divinità la creazione del mondo - e insieme, l'ostinata riproposizione dell'elemento apparentemente più bizzarro: il formaggio, i vermi-angeli nati dal formaggio.

Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi.

È quello che anch’io vorrei essere capace di fare quando Agnese mi coglie a tradimento nel sonno. Quando svesto la corazza che mi sostiene durante la veglia e mi disarticolo sul letto in uno scarabocchio alcolico. Quando anche il rancore si intorpidisce e i rimorsi scorrazzano come cani randagi in un pollaio. Quando il suo sorriso da eterna quattordicenne appare in fondo a un sogno scorsoio che strangola qualunque speranza di redenzione.

Andrea D'Agostino, Conosco l'amore meglio di voi.

Oggi è il 4 novembre 2004. Siamo in un'aula dell'Università di Basilea. Oltre le finestre scorre il Reno e oltre il Reno si delineano i tetti di klein Basel. Qui sul tavolo, davanti a me, è aperto un libro che è stato scritto circa seicentocinquant'anni fa, e io mi sono assunto il compito di leggere quel libro con l'intento di dimostrarvi - se sarà possibile - che è ancora vitale, pieno di risorse e capace di comunicare, oltre la barriera di tanti secoli, un incorrotto piacere di lettura.

Mario Lavagetto, Oltre le usate leggi.

In realtà, parlare di squilibrio è ancora poco. Dovremmo piuttosto evocare una vera e propria frattura, un varco rischiosissimo che spacca in due le società in cui viviamo: scienza e tecnologia in fuga su un versante, a dettare i parametri di una nuova economia; controllo politico, forme democratiche, responsabilità etica, quadri di interpretazione, progetto e legami sociali ad arrancare incerti e lenti su un altro.

Aldo Schiavone, Progresso

Credo sia stata anche la consuetudine con la scrittura leopardiana a portarmi verso un esercizio della critica che ha cercato di sottrarsi a un metodo di indagine predefinito, fosse di natura stilistica o fosse d'ordine storico-critico. Per attestarsi in una zona d'ascolto, annotando al margine dei testi, insomma cercando di sostare il più possibile nell'onda stessa del pensare e immaginare dell'autore. La critica, in questo caso, non può essere altro che il racconto della propria esperienza di lettura.

Antonio Prete, La poesia del vivente.

Figure nella sera

Gli occhi negli occhi. Nel freddo.
Lascia che ancora questo
tra noi accada:
nel respiro
insieme tessere il velo
che l'uno all'altra nasconde,
quando la sera è già scesa,
e sta per misurare la sua lontananza
dalle figure che le appartengono,
dalle figure che sta per prestarci.

da Paul Celan, Femen
 

Antonio Prete, Tutto e sempre ora

In quegli anni a Milano l'aria era elettrica: i movimenti giovanili stavano preparando le rivolte studentesche del 1977 e questa ondata di cambiamento lambiva perfino i confini di luoghi come il Conservatorio, notoriamente refrattario alle novità e lontano dai tumulti che quotidianamente avvenivano all'Università Statale.

Carlo Boccadoro, "12".

Gli anni Novanta non sono una categoria temporale, non si possono cioè rinchiudere entro due termini cronologici, 1990-1999, ma forse rappresentano qualcosa che va oltre. Ancora oggi, quando passo davanti alla borgata in cui sono cresciuto e rivedo quei grumi di palazzi abbarbicati su un colle all'estrema periferia di Roma, e quando sento dentro di me una pulsione ribelle che si sfoga nel pensiero di una resa autodistruttiva (chi è stato ventenne negli anni Novanta non può contemplare una forma di ribellione che non passi attraverso l'offesa del proprio corpo), quando succede questo, penso che non fosse semplicemente un decennio, ma, in un certo modo, la mia patologia, la disfunzione psico-chimica per la quale, ancora oggi, non trovo rimedio.

 

Andrea Pomella, Anni luce.

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